Performing The Club – L’incontro tra Performig Art e Club Culture

A cura di Cristina Baù e Francesca Arri.

La Club Culture è un movimento che ha radici nell’onda commerciale della disco degli anni ’70, ma ha iniziato come controcultura o sottocultura underground tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 nelle feste rave prima dal carattere clandestino e nel tempo evolute e diffuse nei grandi club. Da allora, tuttavia, si sono verificati numerosi cambiamenti sociali per trasformare questa sottocultura in un movimento mainstream, uno stile di vita orientato alla ricercatezza del suono e un’attività globale di party, festival e locali. In Europa Berlino ne è la capitale con i suoi club aperti per giorni che sperimentano nuove sonorizzazioni ispirandosi e a volte contaminandosi anche con interventi live di performance art: ne è un esempio il Berghain, simbolo e meta di veri e propri pellegrinaggi da tutto il mondo ogni fine settimana.

In Italia, quella di Torino è la scena dove raffinatezza e ricercatezza dei contenuti hanno fatto si che, sul territorio nazionale, le serate e i club fossero presi come meta e esempio da tutto il movimento: basti pensare che ci sono almeno 3 grandi festival dedicati come Kappa Futur Festival, Movement e Club To Club e molte serate a cadenza settimanale nei vari locali della città.

Performing The Club è il progetto di Cristina Baù e Francesca Arri che vuole sottolineare come il mondo dei party e la performance art possano legare per avvicinare due tipi di pubblico apparentemente opposti: quello della nightlife e quello dell’arte contemporanea e del teatro. Due utenze differenti ma che si caratterizzano per grande selettività e competenza nei loro campi, due grandi popoli che per seguire musica gli uni e arte gli altri, viaggiano, si informano, comprano riviste specializzate, dischi, biglietti di eventi, di musei, fiere e manifestazioni viaggiando a volte per il mondo con l’unico scopo di seguire la propria passione.

Le serate elettroniche e techno e la performance art sono rituali collettivi a cui si partecipa abbandonandosi nelle mani dell’artista che attraverso i bpm o l’azione agiscono sul pubblico per creare momenti di condivisione e assoluta empatia partecipata dove il movimento del corpo e le sinapsi della mente vengono stimolate e appagate attraverso un attimo concreto e a disposizione di qualsiasi tipo di fruitore che voglia accoglierlo.

Tutto ciò in un periodo di vita normale.

Una realtà, oggi, particolarmente colpita dall’assenza di contatto dovuta dalle restrizioni per il contagio da Covid 19 e che dovrà comprendere i tempi, reinventarsi ed evolversi come questo progetto che, orfano del club, cerca il suo spazio sul web come luogo altro di incontro, usando il meccanismo social come primo atto performativo mediatico per condividere pensieri, opere, incontrare artisti, teorici, giornalisti, curatori e confrontarsi con loro, osservare e non sostituendo ma volendo radicare l’esistenza dell’arte dal vivo e l’importanza dei rituali di massa e della condivisione delle esperienze attraverso la ricerca e il pensiero.

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