Michele Rizzo – Il potere catartico della Techno

Credits Maarten Nauw, courtesy of the artist and Stedelijk Museum, Amsterdam.

A cura di Virginia Fungo

Occhi socchiusi. Sorrisi. Sudore. Il ritmo della techno che aumenta. La danza che raggiunge il suo climax. Tu che trascendi il confine del tuo corpo e diventi tutt’uno con la musica e con chi sta danzando insieme a te. Uno che diventa molti e che poi si trasforma in uno unificato nell’estasi collettiva. Ecco cosa significa vivere il dancefloor di un club e condividere l’esperienza estatica con gli altri danzatori. Forse non si può comprendere il brivido che corre lungo la schiena se non lo si è mai provato, ma con la performance HIGHER xtn. di Michele Rizzo (Lecce, 1984) si rivive l’atmosfera del club come luogo di espressione del sé e di comunione, in cui avviene una catarsi. 

HIGHER xtn. deriva dalla precedente HIGHER del 2015, in un percorso che va dal club al teatro fino al museo, ed è parte di una trilogia dedicata al corpo e al movimento, che comprende Spacewalk (2017-19) e Deposition (2019). Rizzo non cerca di portare fittiziamente il club all’interno di un museo ma di tradurre il clubbing in un’esperienza che dialoghi con lo spazio prima dello studio e poi del museo, trasmettendo con la danza dei performers le emozioni e le dinamiche di una serata all’interno di un club. HIGHER è pertanto una forma di rappresentazione dell’esperienza maturata da Rizzo nel clubbing, fonte di interesse e ispirazione per l’artista. Cui si unisce l’idea di danza come linguaggio che trascende l’umano e le sue limitazioni, presente negli scritti della filosofa Julia Kristeva, in una dimensione rituale.

 Credits Maarten Nauw, courtesy of the artist and Stedelijk Museum, Amsterdam.

HIGHER (2015), in collaborazione con Frascati Theatre e ICK Amsterdam, era pensata per lo spazio black-box del teatro, anticipata da un light show e con soli tre danzatori: Rizzo, Juan Pablo Camara e Max Goran, offrendosi come spettacolo in cui i performers vengono osservati durante una danza intima e personale. HIGHER xtn. è invece stata presentata per la prima volta a marzo 2019 allo Stedelijk Museum di Amsterdam in occasione della mostra Freedom of Movement, qui i ballerini aumentano di numero nel corso delle otto ripetizioni a cadenza settimanale passando da due a quattordici, ed è stata poi ripresentata alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ad aprile e alla V-A-C Foundation di Venezia ad ottobre dello stesso anno. 

I danzatori cominciano a muoversi da soli con movimenti lenti e introversi, spostandosi dalle sale del museo fino a uno spazio predisposto. Poi, man mano che la traccia elettronica ipnotica e ripetitiva di Lorenzo Senni cresce di intensità cominciano a danzare sincronizzati a coppie per poi continuare con movimenti ripetuti e armonizzati, ballando tutti all’unisono come se fossero un unico corpo. I movimenti e il modo di interagire tra di loro si ispirano a quelli dei club techno e alla danza estatica che in essi prende vita, Rizzo ritiene infatti che la techno abbia un potere catartico e trasformativo. I confini tra sé e la collettività vengono meno. La coreografia ripetuta, il ritmo crescente, l’affidarsi agli altri fanno sì che si diventi uno e si raggiunga l’estasi. Dopo aver toccato il climax della danza e della musica, i performers si allontanano man mano.

Proprio come avviene nei club, luogo in cui autoespressione e libertà di manifestare la propria identità si uniscono alla relazione con gli altri. Ecco il potere catartico della techno, che con i suoi ritmi ripetitivi permette di trascendere i confini percepiti del proprio corpo e diventare uno con gli altri. Per poi ritornare se stessi uscendo dal club, ma arricchiti dalla condivisione di un’esperienza entusiasmante e immersiva che va ben oltre il mero intrattenimento.

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